Motori

Quando il rombo dei motori da corsa riecheggiava nel cuore di Torino

Il ruggito dei motori lungo i viali alberati del Parco del Valentino è un ricordo indelebile che attraversa la storia dell’automobilismo. Tra il 1935 e il 1955, Torino fu teatro di uno degli eventi più emozionanti e prestigiosi del panorama sportivo dell’epoca: il Gran Premio del Valentino. Una competizione straordinaria, immersa in uno scenario urbano e naturale unico, che vide sfidarsi i più grandi campioni dell’automobilismo di quei tempi.

Il tracciato del Gran Premio del Valentino si sviluppava attraverso i viali del Parco e il rettilineo di Corso Massimo D’Azeglio, con una lunghezza complessiva di 4,2 chilometri. Il circuito prevedeva 90 giri, per una distanza totale di 378 chilometri.

Il 27 marzo 1955 rappresentò l’atto finale di una competizione storica, coronato dalla straordinaria vittoria di Alberto Ascari, due volte campione del mondo di Formula 1. Al volante della leggendaria Lancia D50, Ascari completò i 90 giri del circuito in due ore e quaranta minuti, mantenendo una velocità media di 141 km/h. Questo trionfo non solo consacrò il talento del pilota italiano, ma segnò anche la conclusione di un’era, con quella che fu la settima e ultima edizione della gara.

La Lancia D50, prodotta in soli 8 esemplari e progettata dall’ingegnere Vittorio Jano, rappresentava un’innovazione straordinaria per la sua epoca. Equipaggiata con un motore V8 montato in posizione trasversale, consentiva di posizionare l’albero di trasmissione accanto al sedile del pilota, abbassando il baricentro e migliorando significativamente la stabilità. Tra le sue caratteristiche distintive spiccavano il cambio posteriore trasversale e i serbatoi laterali, progettati per ottimizzare l’aerodinamica e mantenere una distribuzione dei pesi costante durante l’intera gara.

Due mesi dopo la vittoria al Gran Premio del Valentino, il 26 maggio 1955, il destino riservò un tragico epilogo al campione milanese. Ascari perse la vita in un incidente sulla pista di Monza durante dei test privati. Questo evento sconvolse il mondo dell’automobilismo e segnò anche il ritiro di Gianni Lancia dalle corse. La Lancia donò i sette esemplari della D50 alla Ferrari, che li sviluppò ulteriormente. Nel 1956, la Ferrari-Lancia D50, con poche modifiche rispetto al modello originale, vinse il campionato mondiale di Formula 1, confermando l’eccellenza tecnica del progetto.

Oggi, il Gran Premio del Valentino è un ricordo avvolto nella nostalgia e laddove un tempo sfrecciavano i bolidi da competizione si vedono ciclisti e pattinatori godersi il verde cittadino. Rimangono però ancora visibili alcuni segni del suo passato. Ancora oggi, infatti, davanti al Castello del Valentino, è visibile una piazzola in marmo che riporta il nome di un pilota e il suo numero di gara, il sei, nel punto occupato dalla D50 di Ascari sulla griglia di partenza. Questo ricorda l’evento che venne incastonato nell’asfalto e recentemente rinnovato.

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